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*  alessandropetrolati Turn Around

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*  Per suoni di sintesi

*  luglio 1999

*  Menzione al  XXIII Concorso Internazionale ‘LUIGI RUSSOLO’ 2001

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*  Created on 2008.

*  Copyright © Alessandro Petrolati

*  All rights reserved.

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void alessandropetrolati::turnAround()

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    _local.viewScore();

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premessa:


La composizione è ispirata a Metamorphose II di M.C.Escher. Per renderla il più possibile aderente alla controparte immagine ho pensato due linee di lavoro. La prima linea prevedeva una pre-catalogazione delle analogie esistenti nell'opera, scaturita da misurazioni e rilevazioni direttamente sull'opera di Escher. In altre parole: associazione di elementi sonori concreti o sintetici agli elementi figurativi, misurazioni strutturali e microstrutturali, analogie descrittive immagine-suono ecc… la seconda linea perseguiva una visione generalizzata, la forma muoveva dalle relazioni strutturali tra gli oggetti e tra le varie sezioni dell’opera nell’intento di sviluppare un’articolazione musicale che trascendesse ogni sorta di descrittivismo. Per la prima linea era quasi spontaneo l'impiego di suoni ‘concreti’ o quantomeno di elementi sintetici che avessero una riconoscibilità nel corso dello sviluppo, quindi derivanti da un procedimento di associazione figura-suono. La tecnica di sviluppo ricadeva, quasi essenzialmente, sulla maniopolzione timbrica chiamata ‘morphing timbrico’, pertanto, la partitura della composizione sarebbe stata la xilografia di Escher. Se pur coerente in un certo senzo, si rinunciava completamente a una linea poetica astratta, ‘libera’ da ogni vincolo strutturale e semantico che invece ho potuto realizzare con la seconda linea.


descrizione del lavoro:


In molte opere di Escher è presente come elemento di fondo la ciclicità, ad esempio in ‘Salita e discesa’, gli uomini sono imprigionati eternamente per le scale che sono chiuse ad anello, oppure in ‘cascata’, l’acqua ricade su piani paradossali che la riportano magicamente all'inizio della discesa. Da questi fascini occulti scaturisce ‘turn around’ (girare intorno). A differenza di altre opere di Escher, a Metamorphose II l’autore imprimere una lettura unidirezionale, infatti, nelle dimensioni reali misura circa 4 metri di lunghezza, quindi l’unico modo di comprenderne i processi evoluzionistici, le ‘storie’ che racchiude, è quello di spostarsi fisicamente da una parte all’altra dell'opera. Il senso di marcia si capisce chiaramente da molti aspetti, in questa xilografia la ciclicità avviene poichè la fine è uguale-simile all’inizio, anche se ‘aperto’ il concetto di ‘strano anello’ esiste originando, di conseguenza, un moto perpetuo; l’anello è un insieme  ‘finito’ e definito per descrivere l’’infinito’. La fine della xilografia, considerata in termini di spazio, come il tempo per i suoni, sono il limite fisico-temporale impostogli per derivarne un senso compiuto. Una visione più complessa, ‘relativa’, potrebbe scaturire l'osservazione che: ricalcare uno spazio vissuto, ritornare su di un punto del passato e quindi della memoria, significa sconfinare su un piano dimensionale superiore. Questa è la regola generale nell'affascinante mondo ‘virtuale’ del grafico olandese, costituito di paradossi. La scelta dei materiali è avvenuta selezionando la natura dei suoni, quasi tutti di natura concreta. Questi, nel corso del lavoro, subiscono elaborazioni che ne reprimono la propria connotazione, sono state isolate piccole cellule, per esempio degli impulsi, fasce di suoni armonici ecc... Grazie alla ‘sintesi granulare’ è stato possibile comporre i vari movimenti interni degli ‘oggetti’. In ottemperanza al progetto iniziale ho attribuito ai tre colori dell’opera di Escher (bianco, grigio, nero) tre tipologie di materiali considerando il bianco come suono armonico, il nero come inarmonico ed il grigio come pseudo-armonico. I materiali sono stati montati in modo da rendere il discorso musicale sempre ‘in avanti’, lo sviluppo e la continuità del lavoro non sono date dall'impiego del ‘morphing timbrico’, ma per dissolvenze incrociata tra gli oggetti creando situazioni che tendono al suono armonico o inarmonico. La tensione musicale segue uno schema generale molto preciso, la composizione prevede tre sezioni (come i tre colori), la parte centrale di ‘turn around’ identifica la sezione di Metamorphose II delimitata dai punti associativi, processi che ho chiamato ‘associazione di idee’, (vedi  il favo-ape e la torre-scacchiera). Il ‘sound’ di ‘turn around’ è un continuo alternarsi dei vari elementi  organizzati per incrementare e/o decrementare la massa volumetrica del suono risultante, tutto in funzione della tensione. Lungo i 10 minuti della durata del lavoro s’incontrano suoni pseudo-strumentali e strumentali, questi ultimi si dividono a loro volta in deterministici e aleatori, a elementi con un moto interno rettilineo si contrappongono altri con diverso moto (ciclico ad esempio), a fasce di suoni si contrappongono treni di impulsi che decelerano o accelerano ecc… In Metamorphose II il climax è sicuramente il paese ubicato sulle rocce, Escher utilizza tutti tre i colori per rendere, l'immagine tridimensionale. Anche in ‘turn around’ il punto culminante coincide con l'opera di Escher. I materiali della parte centrale differiscono da quelli della prima e terza, nel  finale non viene ripetuta specularmente, come ci si aspetta, la prima parte, ma ho cercato una diversa organizzazione degli stessi elementi, più precisamente, mentre per la prima parte la conquista del suono armonico avveniva alla fine della prima parte (3 minuti circa), nel finale è in background, come bordone e cioè, come entità sonora conquistata, per poi svanire sulla fine, rimpiazzata da un suono di carattere inarmonico che sembra voler continuare il discorso della composizione. Forse è curioso esplicitare che se la composizione venisse ‘eseguita’ di continuo, la fine di essa collasserebbe sull'inizio perpetrando il concetto di strano anello.

tecniche usate

L’algoritmo più complesso impiegato è stato utilizzato per l’elongazione della parola ‘metamorfosi’, mediante il ‘phase vocoder’. Il segnale in uscita entrava in un reticolato  di dieci ‘filtri comb’, filtri particolari poiché il segnale ricircolante di ogni singolo filtro passava a sua volta attraverso un ‘passabasso’ che ne controllava ‘l’apertura di banda, la risonanza’ (simile all’algoritmo di Karplus - Strong), in fine il segnale entrava in due filtri Butterworth passabanda di secondo ordine montati in serie. Il tutto gestito in real-time con dei potenziometri virtuali potevo controllare singolarmente le dieci ‘frequenze di risonanza’ dei comb, l’apertura di banda e la frequenza di taglio dei Butterworth,  la riscalatura complessiva dei ‘risonanti’ e le varie strade che il segnale fonte poteva percorrere, cioè poteva non passare nei comb ma essere processato dai filtri Butterworth, oppure il contrario o da entrambi. Per la creazione di maschere sonore che tendessero all’inarmonico oppure allo pseudo-armonico ho utilizzato la ‘sintesi granulare’ esplorando il segnale nelle sue parti vocaliche o consonantiche. La tecnica del montaggio è stata usata non solo per l’elaborazione dell’architettura strutturale globale ma anche per montare singolarmente gli elementi all’interno di alcuni oggetti (impulsi) imprimendogli, a mio piacimento, un moto interno. Ho utilizzato il rallentamento e la reiterazione in alcuni oggetti sonori, in contrapposizione con altri che sono stati velocizzati, producendo un senso di ascensione (prima del climax), le parti strumentali sono state ottenute con due processi differenti: il primo procedimento ha impiegato un programma scritto da Rasmus Ekman chiamato ‘Coagula’ che permette di ottenere suoni, mediante sintesi additiva, direttamente disegnando maschere in funzione della frequenza su di un’apposita finestra, all’interno del pad di ‘Coagula’ ho riportato direttamente le figure geometriche estrapolate dall'immagine. Il secondo procedimento si basava us un banco MIDI utilizzando l’ ‘hardware Guillemot ISIS’, ho poi eseguito una serie di tre terze minori discendenti suonando da una tastiera di controllo (Master Keyboard), alla fiine ho granulato il risultato introducendo delle deviazioni di frequenza ad opera del controllo intrinseco alla sintesi granulare.


bibliografia:


Hofstadter ‘Godel, Escher, Bach’

Fischmann ‘Analisis of Crosstalk’

Bianchini - Cipriani ‘Il suono virtuale’

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